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Film: La vita è bella

MERCOLEDI’ 24 GIUGNO 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione originale in italiano con sottotitoli.

Regia: Roberto Benigni

Italia (1997)

Con: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Giorgio Cantarini, H. Buchholz, G. Durano, G. Lojodice, M. Paredes, S. Bustric

Orefice Guido, cameriere e poi libraio nell’Italia del ventennio, ha sposato una maestrina ricca, ed è ebreo. Esattamente come il suo vecchio zio, e come Orefice Giosuè, il suo bambino. Come tutti gli ebrei, i tre sono stati caricati su un camion, poi su un treno, e portati in un campo di concentramento, dove Guido, con un coraggio da leone, inventa un gioco, perché Giosuè non si spaventi e riesca, magari, a sopravvivere.

Ci si potrebbe chiedere come sia possibile intitolare “La vita è bella” un film sull’Olocausto. Benigni il provocatore, si dirà… Invece non si può che rimanere commossi dal Benigni poeta, che nelle due ore di film canta il suo inno alla vita, anche quando il mondo, questo sì, può essere il peggiore dei mondi possibili. L’idea di salvare il proprio figlio dall’orrore facendogli credere che tutto è un gioco è una denuncia tanto originale quanto forte. In fondo è un atto estremo di non-accettazione della follia nazista, un non-riconoscerla, non attribuirle importanza. L’equilibrio tra drammaticità e comicità è però perfetto, e nello stesso tempo si ride e si piange. E poi, l’amore… Quello di un marito che adora la sua “principessa” e si commuove (e fa commuovere) quando ascolta la Barcarola di Hoffmann, e quello di un padre (ma in fondo l’uno è la continuazione dell’altro) che fino all’ultimo, anche quando va incontro alla morte, ride e scherza perché il figlio possa continuare a credere che la vita sia bella… Quello che più stupisce del film è la sua dolcezza, che non ci abbandona mai, ma anche la sua capacità di far riflettere ed emozionare, non rendendo banale un argomento trattato troppo spesso in modo criminale da registi alla ricerca di facili guadagni. Benigni no, il suo rispetto è maturo e sentito, la sua recitazione ne è la prova più lampante: mai sopra le righe, mai fuori luogo. C’è talento e poesia, amarezza e ottimismo, irriverenza e rigore morale. Tutto è perfetto e ben calibrato: dalla sceneggiatura di Vincenzo Cerami, alle musiche di Nicola Piovani. Sette nomination e tre Oscar: miglior film straniero, miglior attore e colonna sonora. Oltre 16 milioni di spettatori in tv.

Fonte: http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=film&id=1599

Film: Il piccolo diavolo

Regia: Roberto Benigni

Italia (1998)

Con: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi. Stefania Sandrelli, Walter Matthau

MERCOLEDI’ 10 GIUGNO 2015 – SALA SPORTOWA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione originale in italiano con sottotitoli.

Un sacerdote americano, Maurizio, che è molto turbato a causa dell’amore ricambiato, che prova per una donna, viene chiamato ad esorcizzare una grassa parrucchiera di nome Giuditta, dal cui corpo esce un diavoletto nudo, dalle sembianze di un uomo dispettoso e burlone, che assume il nome della parrucchiera, Giuditta, e dice di voler restare sulla terra, perché qui gli sembra tutto molto divertente e nuovo. Maurizio, imbarazzatissimo, si sente responsabile e lo presenta come suo parente, mentre quel cattivaccio gli combina un sacco di guai in ogni circostanza. Per riparare tanti disastri, il sacerdote è costretto a correre dietro allo scatenato Giuditta attraverso tutta l’Italia. Finché un giorno il piccolo diavolo incontra in treno una bella ragazza, Nina, che subito lo attrae irresistibilmente, e alla quale vince al gioco una notte d’amore, senza poter poi usufruire del premio, perché assolutamente ignorante in fatto di donne, e soprattutto di sesso. Egli è chiaramente innamorato di lei, e perciò la cerca continuamente, e quando scoprirà che anche Nina è un diavolo, mandata in missione per riacciuffarlo per riportarlo “laggiù”, non potrà che accettare di seguirla.

Fonte: http://www.comingsoon.it/film/il-piccolo-diavolo/5413/scheda/

Vi aspettiamo numerosi al primo incontro del nostro ciclo dedicato a Benigni!

Film: Pinocchio

Regia: Roberto Benigni

Italia (2002)

MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione originale in italiano con sottotitoli in polacco.

Imbattutosi in un ceppo di legno molto particolare, il buon falegname Geppetto decide di farne un burattino e di chiamarlo Pinocchio. Questi, magicamente, è in grado di camminare, di muoversi, di parlare e di combinare guai come un vero bambino. Una serie di disavventure porterà Pinocchio fino al Paese dei Balocchi in compagnia di Lucignolo, suo nuovo amico, ed infine nel ventre di un pescecane, dove con grande sorpresa ritroverà suo padre. Fuggito dal corpo dell’animale, con l’aiuto della Fata Turchina si trasformerà finalmente in un bambino vero, generoso e volenteroso.

Nel Pinocchio di Benigni la macchina-cinema gira a pieno ritmo e ogni professionalità viene lasciata esprimere nella giusta misura. A partire dallo stesso Roberto, che finalmente contiene la sua prorompente personalità di attore ponendola totalmente al servizio del personaggio. Benigni non poteva non diventare Pinocchio dopo aver fatto l’ultimo regalo di un sorriso (prima di quello della vita) al figlio nel finale di La vita è bella, camminando come un burattino mentre andava a morire. Pinocchio era lì che spingeva per nascere e non era possibile trattenerlo. È un Pinocchio dalle fattezze di adulto il suo, a ricordarci che dentro di noi i personaggi universali restano sempre vivi perché sanno toccare le corde dell’umanità indipendentemente dall’età. È un Pinocchio a cui le luci di Dante Spinotti e le scenografie e i costumi dello scomparso Danilo Donati conferiscono vivacità, tenerezza e commozione (guardate Pinocchio azzoppato nel circo o la morte di Lucignolo). È un Pinocchio a cui la Fata Turchina (una Braschi distante anni luce dalla presenza distaccata della Lollobrigida del film di Comencini) sa dare fiducia senza risparmiare il rimprovero, magari solo con lo sguardo. Ma è, soprattutto, un Pinocchio consapevole che l’ultima battuta pronunciata dal personaggio nel libro “Com’ero buffo quand’ero un burattino! e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!…” non è più una bugia. È qualcosa di peggio: è una menzogna che Pinocchio dice a se stesso per accettare la sua nuova condizione. Godetevi allora il finale e non fatevelo raccontare da nessuno. Il Pinocchio che è in voi, se il Grillo Parlante non è ancora riuscito a sopprimerlo, ne gioirà.

Fonte: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34200

Ciclo di lezioni sull’arte italiana

Una serie di incontri per scoprire e conoscere l’immenso patrimonio artistico d’Italia con un percorso attraverso le sue città più celebri!

martedì 26 maggio – Inquadramento storico-artistico

martedì 2 giugno: La rivoluzione di Giotto tra Assisi e Padova

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martedì 9 giugno: L’arte toscana tra Pisa e Siena

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mercoledì 17 giugno: Firenze città del Rinascimento

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martedì 23 giugno: Venezia tra Oriente ed Occidente

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martedì 30 giugno: Roma culla della cristianità

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Ingresso libero! SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) alle ore 17.30.

La Dante Alighieri va all’Opera!

Mercoledì 20 maggio alle ore 19.00 presso il Teatro dell’Opera di Breslavia sarà rappresentato Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.

La Società Dante Alighieri di Breslavia organizza una serata all’opera. Potete unirvi a noi e acquistare i biglietti a tariffa ridotta (30 zł invece di 40 zł).

Per informazioni contattateci all’indirizzo e-mail: dante.wroclaw@gmail.com.

Vi aspettiamo!

Le “fiabe del focolare” dei fratelli Grimm: dal testo all’approccio pedagogico

Domani alle 14, in sala Kuchnia in ul. Komuny Paryskiej 21, il Prof. Marco Carpi terrà una lezione sulle fiabe dei fratelli Grimm e il loro valore pedagogico.

Marco Carpi si è laureato in Lingue e culture straniere a Genova ed è docente di russo e tedesco in licei e scuole di lingua.

Le «Kinder- und Hausmärchen» di Jakob e Wilhelm Grimm rappresentano non solo una parte fondamentale del patrimonio culturale mondiale ma costituiscono un’ opera affascinante per chiunque voglia condurre uno studio più approfondito su questa complessa raccolta.
Per meglio comprendere lo sfondo da cui si è originata e sviluppata quest’opera sarà innanzitutto interessante comprendere quali avvenimenti della vita dei Grimm e quali premesse culturali hanno reso possibile l’avvicinamento dei due fratelli alla fiaba popolare in ambito germanofono, quali possono essere state le fonti dalle quali i due fratelli hanno attinto (secondo le ipotesi di diversi studiosi), per poi analizzare motivi comuni di fiabe più o meno note (come nel caso di Cenerentola o Raperonzolo) con raccolte antecedenti a quella dei Grimm[1]. Come spiegare tali motivi, personaggi e intrecci così simili tra loro?
Una volta esaminate queste interessanti premesse verrà analizzato il racconto fiabesco dei Grimm alla luce delle più importanti caratteristiche sia a livello formale che di contenuto (tenendo anche conto dei principali cambiamenti apportati nel corso delle sette edizioni redatte tra il 1812 e il 1857): verrà ad esempio osservata la forma talvolta “brusca”, non stilisticamente elegante e come, analogamente, determinati temi e motivi (come la fame, la morte, la tortura/punizione inflitta agli antagonisti) possano essere considerati poco adeguati al pubblico infantile al quale queste fiabe si pensa siano rivolte.
Nell’ultima parte dell’intervento vengono forniti possibili spunti per la riflessione a posteriori sulle fiabe dei Grimm, con particolare attenzione alla letteratura di ambito psicologico e psicoanalitico. Nel corso di questi decenni, infatti, sono state avanzate diverse ipotesi e interpretazioni dei testi fiabeschi, ma nonostante tale diversità risulta essere comune la premessa dalla quale muovono tutte queste interpretazioni: alle fiabe sono riconosciute infatti fondamentali potenzialità pedagogiche riconducibili alle immagini evocative, alle vicende narrate e ai diversi messaggi che, da secoli, vengono tramandati di generazione in generazione.

[1] Un esempio molto interessante riguarda proprio Breslavia, dove nel 1846 viene pubblicata la prima versione tedesca de «Il Pentamerone» o «Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille» di Gianbattista Basile(1634-36), nel quale è proprio Jakob Grimm ad occuparsi dell’introduzione (Vorrede) e in cui compaiono motivi e personaggi rintracciabili in una terza celebre raccolta di fiabe, «Les contes de ma mère l’Oye» di Charles Perrault pubblicate in Francia nel 1697.

Politica e Potere/5: Il portaborse

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8 Aprile, ore 19.00 – ul. Komuny Paryskiej 21, 50-451 Wrocław.

(Italia, 1991) Regia: Daniele Luchetti. Con: Silvio Orlando, Nanni Moretti, Giulio Brogi, Angela Finocchiaro, Anne Roussel.

Luciano (Silvio Orlando), insegnante di Italiano di liceo, timido, utopista e geniale, fa a tempo perso il ghost-writer per un noto scrittore, e tenta di racimolare dei soldi per ristrutturare la casa in cui vive, casa che dovrebbe essere monumento nazionale, preservato dal Ministero dei Beni Culturali, e che invece cade a pezzi. Un bel (?) giorno viene avvicinato da alcuni funzionari del giovane e rampante ministro Botero (Nanni Moretti), che ha letto i suoi scritti. Conosciutolo, il ministro gli chiede di “accodarsi al suo seguito” in qualità di fabbricante di idee e discorsi per la sua segreteria politica. Pressato da necessità economiche, ed irretito dai modi decisionisti e disincantati di un politico del “grande giro”, Luciano accetta i primi soldi ed i primi compiti da svolgere. Assai presto, colto dalla foga del ben figurare, diventerà sempre più necessario al ministro ed al suo entourage, e continuando la sua travagliata storia d’amore con la compagna della sua vita (Angela Finocchiaro) troverà il tempo di coltivare una “speciale simpatia” per una certa Juliette, segretaria particolare (ed amante) del ministro. È facile comprendere, però, che le manovre poco pulite di Botero non tarderanno a disgustare l’innocente ed idealista professore, ed a provocare in lui una ribellione verso il ministro ed il suo modo di fare politica.

(Fonte: http://cinemorfina.com/2011/08/il-portaborse-recensione-2/)

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