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Politica e Potere/8: La classe operaia va in paradiso

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La classe operaia va in paradiso

Regia di Elio Petri

Italia, 1971

MERCOLEDI’ 29 APRILE 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław). Ingresso libero. Versione originale con sottotitoli in inglese.

Ludovico Massa, detto Lulù, è un uomo di 31 anni con due famiglie da mantenere ed è un operaio con alle spalle già 15 anni di fabbrica, due intossicazioni da vernice e un’ulcera. Sostenitore e stakanovista del lavoro a cottimo grazie al quale, lavorando a ritmi infernali, riesce a permettersi l’automobile e altri inutili beni di consumo, Lulù è amato dai padroni che lo utilizzano per stabilire i ritmi ottimali di produzione ma odiato dagli altri operai della fabbrica per il suo eccessivo servilismo. Tuttavia, non è contento della sua situazione, i ritmi di lavoro sono talmente sfiancanti che arrivato a casa riesce solo a mangiare e ad annichilirsi davanti alla televisione, nessuna vita sociale, nessun dialogo con i propri cari, non riesce neppure più ad avere rapporti con la compagna. La sua vita continua in questa totale alienazione, che lo porta a ignorare gli slogan urlati e scritti dagli studenti fuori dai cancelli,  finché un giorno ha un incidente sul lavoro e perde un dito, evento che lo porta alla presa di coscienza della propria condizione di classe (e di sfruttamento) : la sua vita cambia radicalmente. Si schiera poi contro il meccanismo del cottimo, sostenendo uno sciopero a oltranza che lo porta al licenziamento. Abbandonato da Lidia e dagli estremisti, viene riassunto grazie all’intervento dei sindacati, ma è ormai alle soglie della pazzia e ai compagni di lavoro favoleggia di un muro da abbattere oltre il quale c’è il paradiso della classe operaia.

L’attenzione dell’autore si concentra sulla rappresentazione esasperata di certi meccanismi produttivi tipici del capitalismo industriale con una critica più generale nei confronti di una società fondata sul consumismo massificato. L’aspetto più forte e provocatorio del film è la constatazione che l’alienazione porti alla degenerazione non solo fisica (Massa ha 31 anni ma ne dimostra assai di più, lavorando da 15 anni in fabbrica) ma soprattutto psicologica, portando non solo il protagonista a dare segnali di schizofrenia, ma anche all’impossibilità di stabilire normali relazioni familiari.

(www.torinocittadelcinema.it)

Politica e Potere/7: Habemus Papam

Jerzy Stuhr e Michel Piccoli in
Jerzy Stuhr e Michel Piccoli in “Habemus Papam” di Nanni Moretti

Habemus Papam
Regia: Nanni Moretti
Italia/Francia, 2011

MERCOLEDI’ 22 APRILE 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław). Ingresso libero. Versione originale con sottotitoli in polacco.

E’ la storia di un personaggio fragile, che si sente inadeguato di fronte al ruolo che è chiamato a ricoprire, il tutto raccontato all’interno degli schemi della commedia. Ma con Moretti le cose non sono mai così semplici, poiché «l’amico fragile» in questione non è altri che il Papa appena designato e l’ambientazione di gran parte del film sono le sale e i corridoi del Vaticano… La storia è quella dell’umile e sereno cardinale Melville (un grandissimo Michel Piccoli) che – dopo esser stato nominato pontefice dal Conclave contro ogni pronostico – è assalito dal dubbio di non essere all’altezza di guidare la Chiesa in quello che lui stesso definisce «un momento cruciale, caratterizzato da grandi cambiamenti». Non osa quindi affacciarsi al balcone di Piazza San Pietro dopo il fatidico annuncio che dà il titolo al film e decide di concedersi una pausa di riflessione fuggendo dal Vaticano e vivendo in incognito per qualche giorno come una persona comune. E così Melville, spacciandosi per attore in crisi, si reca da una psicoanalista, iniziando un percorso di progressiva conoscenza di sé stesso, dei suoi desideri, della passione viscerale per il teatro, del suo passato e si immerge nel mondo vero, da cui era stato lontano per troppo tempo.

Ha­be­mus papam è un film fatto di par­ti­co­la­ri che cu­sto­di­sco­no al loro in­ter­no una pro­fon­da uma­ni­tà e che di­ven­ta­no il ful­cro del film, così come le fi­gu­ra­zio­ni e le com­par­se di­ven­ta­no pro­ta­go­ni­sti del­l’o­pe­ra. E que­sto ap­pa­re evi­den­te con­sta­tan­do la mae­stria con la quale sono stati scel­ti gli at­to­ri che in­ter­pre­ta­no i car­di­na­li. Ma la bra­vu­ra degli at­to­ri non si ferma certo a loro ed emer­ge in­con­tra­sta­ta nel gran­dio­so Mi­chel Pic­co­li che in­ter­pre­ta di­vi­na­men­te il ruolo del Pon­te­fi­ce. Pic­co­li è de­li­ca­to nelle espres­sio­ni, nelle pa­ro­le e nei si­len­zi e Mo­ret­ti af­fer­ma di aver­lo scel­to senza esi­ta­zio­ni ap­pe­na ter­mi­na­to il pro­vi­no a Pa­ri­gi.

(Corriere del Ticino)

Concorso fotografico a tema: “L’Italia è ovunque”

Włochy są wszędzie (Foto: G. Bosio)
Włochy są wszędzie (Foto: G. Bosio)

Vedi l’Italia ovunque? Mostracela! Invia la tua foto e il modulo di iscrizione compilato e firmato all’indirizzo dante.wroclaw (at) gmail.com entro il 25 AGOSTO e partecipa al grande concorso: “L’ITALIA E’ OVUNQUE“.

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Puoi vincere un corso di italiano gratuito presso la nostra sede!

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Scarica il regolamento.

Scarica la locandina: WIELKI KONKURS FOTOGRAFICZNY – POSTER.

Ricomincio da Tre

Massimo Troisi
Massimo Troisi

(Italia, 1981). Diretto da Massimo Troisi. Con Massimo Troisi, Lello Arena, Marco Messeri.

Mercoledì 1 aprile 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, Sala Czytelnia. Presenta il film Luigi Castaldo*.

Ricomincio da Tre segna il debutto di Massimo Troisi, in un film da lui diretto e interpretato. Il film è una commedia prodotta in Italia nel 1981.

Il 23 novembre 1980 un devastante terremoto ha colpito alcune aree della Campania. In una cintura di Napoli segnata dal terremoto, Gaetano è un ragazzo timido che vive col padre (con mano mutilata, che aspetta una miracolosa guarigione), sua madre, suo fratello e sua sorella. Stanco di una vita di provincia fatta di famiglia, uscite con gli amici tra cui il caro amico Lello Sodano, con il quale ha una relazione di confronto aperto, e un impiego alienante in una compagnia di ristorazione, decide di trasferirsi a Firenze da sua zia, la sorella di suo padre.

Con questo film, Troisi si guadagna fama e popolarità in Italia, abbandonando il teatro e dedicandosi al mondo del cinema.

L.C.

*Luigi Castaldo si è laureato in Ingegneria Elettronica nel 2006 ad Aversa presso il Dipartimento di Telecomunicazioni della Seconda Università di Napoli, conseguendo in seguito un dottorato nello stesso campo a Napoli nel 2013, in collaborazione con Co.Ri.S.T.A. (Consortium of Research on Advanced Remote Sensing Systems). Come ricercatore del DLR nel 2005/06 ha sviluppato modelli matematici per il calcolo della biomassa, oltre ad essere stato per un periodo ricercatore presso il Politecnico di Varsavia dal 2012 al 2013. Dal 2014 è ricercatore presso l’Istituto di Scienze Geologiche dell’Accademia delle Scienze della Polonia.

Politica e Potere/4: Il Divo

Toni Servillo nei panni di Andreotti
Toni Servillo nei panni di Andreotti (1919-2013)

(Italia, 2008). Regia Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti.

Mercoledì 25 marzo 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, Sala Czytelnia.

Del «grande burattinaio» (Andreotti, N.d.R.) hanno congetturato in molti, tra le firme maggiori e minori del nostro cinema. Secondo Paolo Sorrentino non c’è dubbio alcuno, Nosferatu (Andreotti, N.d.R.) è stato il manovratore (neanche tanto occulto) della storia d’Italia della Prima Repubblica. Uno strano e complesso film, in effetti, quello che il regista napoletano presenta oggi in concorso e che è stato applaudito ieri sera al termine della proiezione stampa: nel raccontare, con piglio altero e ammiccante allo stesso tempo, lo squarcio di vita politica che va dal ’91 al ’95, «Il Divo» fa sì che il proprio progetto da oratorio cupo e visionario ora si rafforzi, ora si estenui, ora sfugga, ora chieda aiuto alle didascalie. (Valerio Caprara, su Il Mattino 23 maggio 2008).

Enzo Biagi ha scritto di lui: “Non credo che nessuno lo abbia mai sentito gridare, né visto in preda all’agitazione. «Una cara zia» confida «mi ha insegnato a guardare alle vicende con un po’ di distacco.» […] Legge romanzi gialli, è tifoso della Roma, e si compera l’abbonamento, frequenta le corse dei cavalli, è capace di passare un pomeriggio giocando a carte, e l’attrice che preferiva, in gioventù, era la bionda Carole Lombard, colleziona campanelli e francobolli del 1870 […] Padre di quattro figli, ha la fortuna che la sua prole tende a non farsi notare. E neppure la signora Livia, la moglie, di cui non si celebrano né gli abiti né le iniziative. Non c’è aneddotica sulla signora Andreotti”.

Indro Montanelli ha commentato che «in chiesa, De Gasperi parlava con Dio; Andreotti col prete». Montanelli riferisce anche che, lette queste parole, Andreotti ribatté: «Sì, ma a me il prete rispondeva».

Sinossi degli incarichi di Governo di Giulio Andreotti:

  • Segretario del Consiglio dei ministri 1947 – 1954
  • Ministro dell’Interno 1954
  • Ministro delle Finanze  1955 – 1958
  • Ministro del Tesoro 1958 – 1959
  • Ministro della Difesa 1959 – 1966
  • Ministro dell’Industria, Commercio e Artigianato 1966 – 1968
  • Presidente del Consiglio 1972 – 1973
  • Ministro della Difesa 1974
  • Ministro del Bilancio e Programmazione Economica 1974 – 1976
  • Presidente del Consiglio 1976 – 1979
  • Ministro degli Affari Esteri 1983 – 1989
  • Ministro delle Politiche Comunitarie 1987
  • Presidente del Consiglio 1989 – 1992
  • Senatore a vita 1991-2013

 

Politica e Potere/3: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Gian Maria Volonté
Gian Maria Volonté

(Italia, 1970). Regia Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan.

Mercoledì 18 marzo 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, SALA SPORTOWA.

Il film più noto di Petri, il primo capitolo della cosiddetta trilogia della nevrosi: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (che rappresenta il senso di onnipotenza dato dal potere), uscì nelle sale nel gennaio 1970 a ridosso della strage di piazza Fontana, della morte violenta dell’anarchico Giuseppe Pinelli e dell’arresto di Pietro Valpreda. l’accoglienza del film in Italia fu fortemente condizionata dai recenti avvenimenti politici interni. L’allora periodico quindicinale Lotta Continua lo elogiò, invitando i lettori a riconoscere nel personaggio interpretato da Gian Maria Volonté la figura del commissario Luigi Calabresi, accusato dal movimento extraparlamentare di essere responsabile della morte di Pinelli (Gian Piero Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo. Da “La dolce vita” a “Centochiodi”, Bari, Laterza, 2007). La sua sola uscita era stata salutata da Giovanni Grazzini, sulle colonne del quotidiano italiano Corriere della Sera come «[…] un importante passo avanti verso una società più adulta, tanto più sicura di sé e della democrazia da potersi permettere di criticare istituti tenuti per sacri […]» (Gian Piero Brunetta, cit.)

Come ricorda lo sceneggiatore Ugo Pirro, all’epoca della sua uscita in Italia nel gennaio 1970 il film provocò uno shock: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha rappresentato un fenomeno incredibile nel nostro paese, qualcosa di difficile da dimenticare. L’affluenza del pubblico nelle sale era enorme e in alcuni casi fu necessario interrompere la circolazione dei veicoli data la lunghezza delle file alle biglietterie. La gente si accalcava perché non credeva ai propri occhi. Credo si debba apprezzare il coraggio civile di un’opera che ha aperto la strada a tutti nel cinema politico. Ci avevano detto che saremmo finiti in carcere: era una tale bomba… Ma il film non fu bloccato dalla censura perché tutti si resero conto che la cosa avrebbe provocato uno scandalo enorme. Il particolare contesto politico del momento ‒ una crisi di governo e la volontà della Democrazia Cristiana di trovare un accordo con i socialisti dopo le bombe di Milano ‒ rese possibile l’uscita del film”. Certo il contenuto di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto non era tenero nei confronti delle autorità, mostrate nella loro arroganza. “La polizia della Repubblica italiana ‒ ricorda Elio Petri ‒ nei venticinque anni successivi alla caduta del fascismo, nonostante l’abolizione della pena capitale, ha perpetrato nelle strade e nelle piazze decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e di contadini colpevoli unicamente di lottare contro la miseria e l’ingiustizia. Nessun poliziotto ha mai pagato per tutti questi morti. Io provavo, e provo tuttora, un odio profondo nei confronti dei mandanti ‒ appartenenti alle classi dominanti ‒ e degli esecutori di questi assassinii. Tuttavia nel film mi interessava soprattutto descrivere il meccanismo che garantisce l’immunità ai servi del potere. Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio” (da Wikipedia).

Il film fornì inoltre a Gian Maria Volonté (che Petri diresse anche in A ciascuno il suo, 1967, La classe operaia va in paradiso, 1971, e Todo modo) l’occasione per dare prova del suo talento multiforme. Oscar come migliore film straniero nel 1970 e Premio speciale della giuria al Festival di Cannes nello stesso anno.

G.O.

Corso di educazione alimentare con Marco Moles

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La Società Dante Alighieri, comitati di Wrocław e Praga invitano all’incontro

Educazione alimentare e cucina italiana a Kilometro zero

Corso dedicato a chi desidera mangiare sano e imparare a preparare i piatti della tradizione mediterranea seguendo la filosofia dei prodotti a Kilometro zero.

Il corso sarà condotto da Marco Moles Business Consultant per aziende Eno­gastronomiche, Segretario generale della Società Dante Alighieri ­ comitato di Praga.

Unitamente ai piatti base, offriamo la preparazione e degustazione del “menù del giorno”:

Menù

Antipasto: Bocconcini di prosciutto e melanzane

Primo piatto: pasta alle noci

Secondo piatto: filetto di maiale alla senape e pere

Dolce: tiramisù

la proposta alimentare rispecchia la tradizione culinaria italiana sia nelle ricette che nella scelta di prodotti agro­alimentari a km zero, cioè che si possono produrre in ogni paese dell’Europa Centrale, mantenendo quindi invariate le proprietà nutritive, senza dover ricorrere a conservanti, queste ricette permettono di gustare i sapori della cucina italiana in qualsiasi occasione e a costi ridotti. Gli antipasti e i piatti che impareremo a cucinare sono preparati con alimenti genuini locali e, per accompagnare, vini le cui caratteristiche si sposano al meglio con il menù.

La presentazione si terrà in lingua italiana con traduzione simultanea in polacco.

Vi aspettiamo!

SABATO 21 MARZO 2015. Ore 17.
Ingresso: 70/85 zł. Info e iscrizioni: 732-284-811

Politica e Potere/2: Buongiorno, notte

Una scena del film
Una scena del film “Buongiorno, notte”, di Marco Bellocchio

(Italia, 2003). Regia di Marco Bellocchio. Con Maya Sansa, Roberto Herlitzka, Luigi Lo Cascio.

Mercoledì 11 marzo 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, Sala Czytelnia.

La storia, attraverso la vicenda realmente accaduta del sequestro Moro, mostra l’evoluzione interiore di una dei protagonisti nei 55 giorni che vanno dalla mattina del 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro, allora presidente della DC, fino al 9 maggio, giorno dell’esecuzione

L’intenzione del regista non è quella di indagare sul possibile coinvolgimento di organizzazioni politiche internazionali nella realizzazione del sequestro – su cui peraltro i documenti raccolti negli anni lasciano aperti molteplici scenari – quanto quella di approfondire le dinamiche psicologiche che muovevano i diversi protagonisti, fino al cambiamento interiore che la stessa ex-brigatista Anna Laura Braghetti – che aveva partecipato al rapimento e sul quale è co-autrice del romanzo “Il prigioniero” pubblicato nel 1988 – ha maturato durante gli oltre vent’anni di detenzione.

Nel film si mettono in confronto le convinzioni dogmatiche dei brigatisti, primo fra tutti Mario Moretti (interpretato da Luigi Lo Cascio), con le argomentazioni contrapposte di Aldo Moro (Roberto Herlitzka) e i mutamenti interiori di Chiara (Maya Sansa) che, a differenza dell’autrice Braghetti, nella finzione del film si manifestano durante i 55 giorni del sequestro e non durante la successiva detenzione.

Il 1978 è un anno particolare per le sue vicende storiche: non possiamo non ricordare il fatto che negli avvenimenti di quell’anno si annovera anche il passaggio di ben 3 papi: Paolo VI, amico di Aldo Moro, che si impegna anche in prima persona per la liberazione dell’ex presidente del consiglio, muore il 6 agosto e gli succede papa Luciani con il nome di Giovanni Paolo I, eletto il 26 agosto e morto, dopo soli 33 giorni, il 29 settembre, lasciando anche in questo caso una situazione politica all’interno della Chiesa che ha reso plausibili diverse teorie sulla sua morte. L’elezione di Karol Wojtyła, Giovanni Paolo II, il giorno 16 ottobre ha messo fine a una serie di eventi tra loro intimamente collegati. Giovanni Paolo II, un papa polacco, in un periodo durante il quale si sentiva ancora forte Guerra Fredda tra la fine della guerra nel Vietnam (1960-1975) e alla vigilia della I guerra in Afghanistan (1979-1989) in cui USA e URSS sostenevano gli schieramenti contrapposti, per cui l’elezione di un papa appartenente a uno dei Paesi del Patto di Varsavia e apertamente critico nei confronti della politica russa, serve a mettere fine alla politica dei suoi predecessori: Paolo VI aveva portato avanti fino alla sua conclusione il Concilio Vaticano II (1962-1965), le cui spinte ideologiche portarono alla formazione delle “Comunità cristiane di base”, soprattutto in America Latina, Giovanni Paolo I, pur criticando le idee marxiste, aveva tra le sue prerogative quella di rivedere la gestione dello IOR, la banca vaticana, allora  diretto dall’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, per renderla più trasparente. Giovanni Paolo II quindi uomo simbolo alla lotta al socialismo reale, non contrasta le politiche economiche dello IOR, tanto che Roberto Calvi, uno dei “banchieri di Dio” scriveva a Giovanni Paolo II: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona…; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest…; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato…» (In una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti, BUR, 2005).

Aldo Moro era l’uomo simbolo dell’apertura DC al “compromesso storico”, proposto dall’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer: questo accordo programmatico aveva come riferimento Aldo Moro e Benigno Zaccagnini, rispettivamente presidente e segretario DC, ma contrastato dalla destra della DC, rappresentata da Giulio Andreotti che dichiarò: “secondo me, il compromesso storico è il frutto di una profonda confusione ideologica, culturale, programmatica, storica. E, all’atto pratico, risulterebbe la somma di due guai: il clericalismo e il collettivismo comunista” (Oriana Fallaci, intervista a Giulio Andreotti nel dicembre 1973, contenuto in Intervista con la storia, Rizzoli 1974).

L’avvicinamento fra PCI e DC portò malcontenti non solo all’ala destra DC, ma anche all’estrema sinistra, con il proposito di boicottare il PCI fino all’estrema reazione dei terroristi delle Brigate Rosse presentata in questo film che si svolge a partire dallo stesso giorno del primo dibattito sulla fiducia al governo Andreotti IV (16 marzo 1978).

G.O.

Politica e Potere/1: Le mani sulla città

Francesco Rosi sul set
Francesco Rosi sul set

(Italia, 1963). Regia di Francesco Rosi. Con Rod Steiger, Salvo Randone, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Carlo Fermariello.

“Questa è zona agricola e oggi quanto può valere questo metro quadrato, trecento, cinquecento, mille lire? Ma domani questo stesso metro quadrato può valere sessanta, settantamila lire e pure di più. Tutto dipende da noi. Il cinquemila per cento di profitto. Quello è l’oro”. Con questa battuta del consigliere Nottola (interpretato da Rod Steiger), Francesco Rosi fa iniziare il film Le mani sulla città, con il quale ottiene nel 1963 il Leone D’Oro al Festival di Venezia. I suoi film, a partire da Salvatore Giuliano (1962), fondano il genere del cinema d’inchiesta, tanto che oggi i film di Rosi costituiscono i riferimenti teorici per le sceneggiature di molte fiction americane.

Ne Le mani sulla città, Rosi si occupa della sua stessa città, Napoli, devastata in quegli anni dagli speculatori edilizi: “Era essenziale – dice – far capire al pubblico cosa fosse la speculazione edilizia, quali regole la governassero, quali interessi individuali e quali coperture, agevolazioni e commistioni di potere ci fossero dietro. Andavamo a seguire le sedute del consiglio comunale nascosti tra i giornalisti e il pubblico, poi ci facevamo interpretare l’accaduto dall’ingegnere e architetto Luigi Cosenza, un consigliere del Partito Comunista”.

Nell’ambiente dei consigli comunali Rosi conobbe anche Carlo Fermariello, altro consigliere del Pci che in seguito entrò nel cast, e “me ne innamorai. Diceva cose che nessun altro aveva il coraggio di dire. Era un vero tribuno. Nobile. Fu formidabile a recitare se stesso”. Eppure, come afferma Roberto Saviano, “nonostante l’influenza di questi uomini di parte, la forza di questo film e del cinema di Rosi è la mancanza di ricatto ideologico: raccontare senza insinuare nello spettatore o la pensi come me o sei dalla parte sbagliata del mondo“.

Saviano prosegue amareggiato: “Ho la sensazione che proprio in quegli anni Sessanta si sia costruito il successivo fallimento di Napoli”. “I napoletani hanno sempre compreso la benevolenza del potente di turno – gli fa eco Rosi – ma il diritto mai. L’imprenditore che costruisce ricchezza non esiste. L’affarista fa gli affari suoi speculando, rubando, sfruttando e poi, se è di cuore, fa del bene. A volte temo che faccia proprio parte del nostro carattere, formato così da numerosissime e differenti dominazioni straniere. Come pretendere che un cittadino accetti l’idea che per esercitare un proprio diritto debba rinunciare ai vantaggi offerti dal suo modo libero e furbo di vivere in assenza di regole?”.

G.B.

“Politica e Potere”: rassegna di cinema italiano

rassegna

L’Istituto di studi classici, mediterranei e orientali dell’Università di Wroclaw e la Società Dante Alighieri, Comitato di Breslavia vi invitano alla

Rassegna di Cinema Italiano:

POLITICA E POTERE

organizzata nell’ambito dell’insegnamento e della promozione della cultura italiana per gli studenti dell’Istituto di studi classici, mediterranei e orientali dell’Università di Wroclaw.

Programma:

4 marzo, mercoledì, ore 19.00

Rosi, Le mani sulla città (1963)

11 marzo, mercoledì, ore 19.00

Bellocchio, Buongiorno notte (2003)

18 marzo, mercoledì, ore 19.00

Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

25 marzo, mercoledì, ore 19.00

Sorrentino, Il Divo (2008)

8 aprile, mercoledì, ore 19.00

Lucchetti, Il portaborse (1991)

15 aprile, mercoledì, ore 19.00

Moretti, Il caimano (2006)

22 aprile, mercoledì, ore 19.00

Moretti, Habemus Papam (2011)

29 aprile, mercoledì, ore 19.00

Petri, La classe operaia va in paradiso (1971)

Film in italiano con sottotitoli in inglese

Dove: ISKŚiO UWr (sala Czytelnia), ulica Komuny Paryskiej 21

Lingue