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Film: I Vitelloni

i-vitelloni-large-pictureMERCOLEDI’ 2 SETTEMBRE 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione in italiano con sottotitoli in inglese.

  • ANNO/DATA USCITA: 1953
  • REGIA: Federico Fellini
  • ATTORI: Alberto Sordi, Franco Fabrizi, Franco Interlenghi, Riccardo Fellini, Leopoldo Trieste

 

Siamo alla fine dell’estate, in una cittadina della costa romagnola. In una festa all’aperto, Riccardo si esibisce finalmente come cantante, ma un acquazzone interrompe il tutto causando un fuggi fuggi generale. Nella confusione salta fuori che Sandra, sorella di Moraldo, aspetta un figlio: dovrà sposarsi con Fausto. Arriva l’inverno e riprende la vita monotona di provincia; gli amici di Fausto trascorrono le loro giornate tra caffè e scherzi puerili, anche se la loro età non è più verde. Sono i “vitelloni”, viziati e mantenuti dalle famiglie: Alberto, con il suo faccione da bambino, eterno buffone che si fa dare i soldi dalla sorella; Leopoldo, tutto preso da sogni di successi letterari; Riccardo, pigro e indolente, e Moraldo, il più giovane e desideroso di lasciare tutti e andare a Roma.

I vitelloni riconferma la vena satirica più viva che oggi conti il nostro cinema; che l’atmosfera grigia della provincia (quelle strade notturne, per le quali echeggiano i canti e le battute sciocche dei vitelloni; quelle case povere, modeste o comode, in ogni caso onorate, in cui l’inutilità professionale di quei giovinastri trova rifugio ogni notte dopo l’ozioso girovagare; quel mare squallido; quei periodici sussulti di euforia artificiosa: la festa col concorso di bellezza, il veglione) ed alcune psicologie (quella del bellimbusto Fausto, quella del giullare Alberto, assai pittorescamente interpretato da Sordi, quella del “signorino” Moraldo) appaiono interpretate da un osservatore e psicologo assai acuto. Il quale, da buon moralista, sa spremere alla fine un senso dal suo racconto, che non vuol certo essere un semplice “divertissement”. [Giulio Cesare Castello – Troppi “leoni” al lido, “Cinema” (nuova serie), a. VI, n. 116, 31 agosto 1953]

La freschezza non manca certo alla gamma di Fellini. Il suo maggiore merito è proprio quello di non badare al macchinoso, al prestabilito; ma di abbandonarsi a ciò che sente e risente, a momenti e stati d’animo apparentemente trascurabili o di secondo piano. Invece, in quei momenti è artista; e tutto rivela allora una vibrazione e un significato. [Mario Gromo – “La Stampa”, 9 ottobre, 1953]

 

FONTE: http://www.federicofellini.it/

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