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Film: La dolce vita

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MERCOLEDI’ 19 AGOSTO 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione in italiano con sottotitoli in inglese.

  • ANNO/DATA USCITA: 1960
  • REGIA: Federico Fellini
  • ATTORI: Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Magali Noël

A Roma, in pieno giorno, compare nel cielo una statua di Gesù Cristo trasportata da un elicottero. La visione suscita l’interesse di gran parte della popolazione, dai ragazzi delle periferie alle ricche signore degli attici del centro storico, e un cronista, Marcello Rubini (Marcello Mastroianni), ne approfitta per far immortalare le scene dai suoi amici fotografi e dal fedele fotoreporter d’assalto Paparazzo. Marcello è un aspirante scrittore che lavora per un giornale scandalistico, stazionando ogni sera di fronte ai locali di via Vittorio Veneto in cerca di qualche pettegolezzo o foto sensazionale sulle frequentazioni di personaggi del mondo dello spettacolo, di ricchi borghesi o di nobili in cerca di eccessi. Nonostante conviva con una donna molto gelosa e depressa, Emma (Yvonne Furneaux), Marcello ha frequentazioni con donne di ogni tipo e di ogni ambiente. Nel giorno in cui arriva a Roma un’importante attrice svedese, Sylvia (Anita Ekberg), Marcello accompagna la delegazione in un locale all’aperto tra le rovine romane e poi scappa con la donna per le vie del centro di Roma.

Nel 1960 in Francia nasce la Nouvelle Vague e in Italia muore il Neorealismo. La dolce vita impone un nuovo modo di guardare alla realtà. In una Roma rifigurata attraverso le pagine dei rotocalchi, la frenesia del divismo e il razionalismo dell’urbanizzazione, Fellini fa muovere in lungo e in largo il personaggio di Marcello Rubini, giornalista bello e amato quanto invisibile e inetto. Mastroianni crea la figura di un intellettuale meschino che vive nella mondanità e sulle spalle di essa, tanto frustrato dall’imbastardimento delle proprie aspirazioni letterarie quanto indolentemente appagato dall’incapacità a opporvi resistenza. Fellini si serve di Marcello per stabilire una continuità fra una serie di episodi senza un preciso legame narrativo, se non quello, più stretto, che racconta l’involuzione del personaggio e quello, più ampio, che cerca di dipingere un affresco delle varie realtà socio-economiche di Roma.

In questa serie di sequenze temporalmente sconnesse, indefinite, sospese, Marcello attraversa varie forme e ambienti sociali (dai frequentatori e le ballerine dei night club alle prostitute della periferia dell’Appia Nuova, dai salotti intellettuali ai ricevimenti dei nobili nel viterbese) per narrare il grande spettacolo della decadenza contemporanea. Le varie sequenze sono continuamente sospese fra vitalità e senso di morte, sacro e profano, moralismo e trasgressione.

Il film vinse la Palma d’oro al 13° Festival di Cannes.

Sei nominations all’Oscar, una statuetta vinta per i migliori costumi, ritirata da Piero Gherardi.

FONTE: http://www.mymovies.it/film/1960/ladolcevita/

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