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Film: Pinocchio

Regia: Roberto Benigni

Italia (2002)

MERCOLEDI’ 27 MAGGIO 2015 – SALA CZYTELNIA (ul. Komuny Paryskiej, 21 – Wrocław) ore 19:00. Ingresso libero. Versione originale in italiano con sottotitoli in polacco.

Imbattutosi in un ceppo di legno molto particolare, il buon falegname Geppetto decide di farne un burattino e di chiamarlo Pinocchio. Questi, magicamente, è in grado di camminare, di muoversi, di parlare e di combinare guai come un vero bambino. Una serie di disavventure porterà Pinocchio fino al Paese dei Balocchi in compagnia di Lucignolo, suo nuovo amico, ed infine nel ventre di un pescecane, dove con grande sorpresa ritroverà suo padre. Fuggito dal corpo dell’animale, con l’aiuto della Fata Turchina si trasformerà finalmente in un bambino vero, generoso e volenteroso.

Nel Pinocchio di Benigni la macchina-cinema gira a pieno ritmo e ogni professionalità viene lasciata esprimere nella giusta misura. A partire dallo stesso Roberto, che finalmente contiene la sua prorompente personalità di attore ponendola totalmente al servizio del personaggio. Benigni non poteva non diventare Pinocchio dopo aver fatto l’ultimo regalo di un sorriso (prima di quello della vita) al figlio nel finale di La vita è bella, camminando come un burattino mentre andava a morire. Pinocchio era lì che spingeva per nascere e non era possibile trattenerlo. È un Pinocchio dalle fattezze di adulto il suo, a ricordarci che dentro di noi i personaggi universali restano sempre vivi perché sanno toccare le corde dell’umanità indipendentemente dall’età. È un Pinocchio a cui le luci di Dante Spinotti e le scenografie e i costumi dello scomparso Danilo Donati conferiscono vivacità, tenerezza e commozione (guardate Pinocchio azzoppato nel circo o la morte di Lucignolo). È un Pinocchio a cui la Fata Turchina (una Braschi distante anni luce dalla presenza distaccata della Lollobrigida del film di Comencini) sa dare fiducia senza risparmiare il rimprovero, magari solo con lo sguardo. Ma è, soprattutto, un Pinocchio consapevole che l’ultima battuta pronunciata dal personaggio nel libro “Com’ero buffo quand’ero un burattino! e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!…” non è più una bugia. È qualcosa di peggio: è una menzogna che Pinocchio dice a se stesso per accettare la sua nuova condizione. Godetevi allora il finale e non fatevelo raccontare da nessuno. Il Pinocchio che è in voi, se il Grillo Parlante non è ancora riuscito a sopprimerlo, ne gioirà.

Fonte: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=34200

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