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Le “fiabe del focolare” dei fratelli Grimm: dal testo all’approccio pedagogico

Domani alle 14, in sala Kuchnia in ul. Komuny Paryskiej 21, il Prof. Marco Carpi terrà una lezione sulle fiabe dei fratelli Grimm e il loro valore pedagogico.

Marco Carpi si è laureato in Lingue e culture straniere a Genova ed è docente di russo e tedesco in licei e scuole di lingua.

Le «Kinder- und Hausmärchen» di Jakob e Wilhelm Grimm rappresentano non solo una parte fondamentale del patrimonio culturale mondiale ma costituiscono un’ opera affascinante per chiunque voglia condurre uno studio più approfondito su questa complessa raccolta.
Per meglio comprendere lo sfondo da cui si è originata e sviluppata quest’opera sarà innanzitutto interessante comprendere quali avvenimenti della vita dei Grimm e quali premesse culturali hanno reso possibile l’avvicinamento dei due fratelli alla fiaba popolare in ambito germanofono, quali possono essere state le fonti dalle quali i due fratelli hanno attinto (secondo le ipotesi di diversi studiosi), per poi analizzare motivi comuni di fiabe più o meno note (come nel caso di Cenerentola o Raperonzolo) con raccolte antecedenti a quella dei Grimm[1]. Come spiegare tali motivi, personaggi e intrecci così simili tra loro?
Una volta esaminate queste interessanti premesse verrà analizzato il racconto fiabesco dei Grimm alla luce delle più importanti caratteristiche sia a livello formale che di contenuto (tenendo anche conto dei principali cambiamenti apportati nel corso delle sette edizioni redatte tra il 1812 e il 1857): verrà ad esempio osservata la forma talvolta “brusca”, non stilisticamente elegante e come, analogamente, determinati temi e motivi (come la fame, la morte, la tortura/punizione inflitta agli antagonisti) possano essere considerati poco adeguati al pubblico infantile al quale queste fiabe si pensa siano rivolte.
Nell’ultima parte dell’intervento vengono forniti possibili spunti per la riflessione a posteriori sulle fiabe dei Grimm, con particolare attenzione alla letteratura di ambito psicologico e psicoanalitico. Nel corso di questi decenni, infatti, sono state avanzate diverse ipotesi e interpretazioni dei testi fiabeschi, ma nonostante tale diversità risulta essere comune la premessa dalla quale muovono tutte queste interpretazioni: alle fiabe sono riconosciute infatti fondamentali potenzialità pedagogiche riconducibili alle immagini evocative, alle vicende narrate e ai diversi messaggi che, da secoli, vengono tramandati di generazione in generazione.

[1] Un esempio molto interessante riguarda proprio Breslavia, dove nel 1846 viene pubblicata la prima versione tedesca de «Il Pentamerone» o «Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille» di Gianbattista Basile(1634-36), nel quale è proprio Jakob Grimm ad occuparsi dell’introduzione (Vorrede) e in cui compaiono motivi e personaggi rintracciabili in una terza celebre raccolta di fiabe, «Les contes de ma mère l’Oye» di Charles Perrault pubblicate in Francia nel 1697.

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