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Politica e Potere/2: Buongiorno, notte

Una scena del film
Una scena del film “Buongiorno, notte”, di Marco Bellocchio

(Italia, 2003). Regia di Marco Bellocchio. Con Maya Sansa, Roberto Herlitzka, Luigi Lo Cascio.

Mercoledì 11 marzo 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, Sala Czytelnia.

La storia, attraverso la vicenda realmente accaduta del sequestro Moro, mostra l’evoluzione interiore di una dei protagonisti nei 55 giorni che vanno dalla mattina del 16 marzo 1978, giorno del rapimento di Aldo Moro, allora presidente della DC, fino al 9 maggio, giorno dell’esecuzione

L’intenzione del regista non è quella di indagare sul possibile coinvolgimento di organizzazioni politiche internazionali nella realizzazione del sequestro – su cui peraltro i documenti raccolti negli anni lasciano aperti molteplici scenari – quanto quella di approfondire le dinamiche psicologiche che muovevano i diversi protagonisti, fino al cambiamento interiore che la stessa ex-brigatista Anna Laura Braghetti – che aveva partecipato al rapimento e sul quale è co-autrice del romanzo “Il prigioniero” pubblicato nel 1988 – ha maturato durante gli oltre vent’anni di detenzione.

Nel film si mettono in confronto le convinzioni dogmatiche dei brigatisti, primo fra tutti Mario Moretti (interpretato da Luigi Lo Cascio), con le argomentazioni contrapposte di Aldo Moro (Roberto Herlitzka) e i mutamenti interiori di Chiara (Maya Sansa) che, a differenza dell’autrice Braghetti, nella finzione del film si manifestano durante i 55 giorni del sequestro e non durante la successiva detenzione.

Il 1978 è un anno particolare per le sue vicende storiche: non possiamo non ricordare il fatto che negli avvenimenti di quell’anno si annovera anche il passaggio di ben 3 papi: Paolo VI, amico di Aldo Moro, che si impegna anche in prima persona per la liberazione dell’ex presidente del consiglio, muore il 6 agosto e gli succede papa Luciani con il nome di Giovanni Paolo I, eletto il 26 agosto e morto, dopo soli 33 giorni, il 29 settembre, lasciando anche in questo caso una situazione politica all’interno della Chiesa che ha reso plausibili diverse teorie sulla sua morte. L’elezione di Karol Wojtyła, Giovanni Paolo II, il giorno 16 ottobre ha messo fine a una serie di eventi tra loro intimamente collegati. Giovanni Paolo II, un papa polacco, in un periodo durante il quale si sentiva ancora forte Guerra Fredda tra la fine della guerra nel Vietnam (1960-1975) e alla vigilia della I guerra in Afghanistan (1979-1989) in cui USA e URSS sostenevano gli schieramenti contrapposti, per cui l’elezione di un papa appartenente a uno dei Paesi del Patto di Varsavia e apertamente critico nei confronti della politica russa, serve a mettere fine alla politica dei suoi predecessori: Paolo VI aveva portato avanti fino alla sua conclusione il Concilio Vaticano II (1962-1965), le cui spinte ideologiche portarono alla formazione delle “Comunità cristiane di base”, soprattutto in America Latina, Giovanni Paolo I, pur criticando le idee marxiste, aveva tra le sue prerogative quella di rivedere la gestione dello IOR, la banca vaticana, allora  diretto dall’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, per renderla più trasparente. Giovanni Paolo II quindi uomo simbolo alla lotta al socialismo reale, non contrasta le politiche economiche dello IOR, tanto che Roberto Calvi, uno dei “banchieri di Dio” scriveva a Giovanni Paolo II: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona…; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell’Est e dell’Ovest…; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l’espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato…» (In una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti, BUR, 2005).

Aldo Moro era l’uomo simbolo dell’apertura DC al “compromesso storico”, proposto dall’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer: questo accordo programmatico aveva come riferimento Aldo Moro e Benigno Zaccagnini, rispettivamente presidente e segretario DC, ma contrastato dalla destra della DC, rappresentata da Giulio Andreotti che dichiarò: “secondo me, il compromesso storico è il frutto di una profonda confusione ideologica, culturale, programmatica, storica. E, all’atto pratico, risulterebbe la somma di due guai: il clericalismo e il collettivismo comunista” (Oriana Fallaci, intervista a Giulio Andreotti nel dicembre 1973, contenuto in Intervista con la storia, Rizzoli 1974).

L’avvicinamento fra PCI e DC portò malcontenti non solo all’ala destra DC, ma anche all’estrema sinistra, con il proposito di boicottare il PCI fino all’estrema reazione dei terroristi delle Brigate Rosse presentata in questo film che si svolge a partire dallo stesso giorno del primo dibattito sulla fiducia al governo Andreotti IV (16 marzo 1978).

G.O.

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