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Politica e Potere/3: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Gian Maria Volonté
Gian Maria Volonté

(Italia, 1970). Regia Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan.

Mercoledì 18 marzo 2015, ore 19. Ul. Komuny Paryskiej, 21, SALA SPORTOWA.

Il film più noto di Petri, il primo capitolo della cosiddetta trilogia della nevrosi: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (che rappresenta il senso di onnipotenza dato dal potere), uscì nelle sale nel gennaio 1970 a ridosso della strage di piazza Fontana, della morte violenta dell’anarchico Giuseppe Pinelli e dell’arresto di Pietro Valpreda. l’accoglienza del film in Italia fu fortemente condizionata dai recenti avvenimenti politici interni. L’allora periodico quindicinale Lotta Continua lo elogiò, invitando i lettori a riconoscere nel personaggio interpretato da Gian Maria Volonté la figura del commissario Luigi Calabresi, accusato dal movimento extraparlamentare di essere responsabile della morte di Pinelli (Gian Piero Brunetta, Il cinema italiano contemporaneo. Da “La dolce vita” a “Centochiodi”, Bari, Laterza, 2007). La sua sola uscita era stata salutata da Giovanni Grazzini, sulle colonne del quotidiano italiano Corriere della Sera come «[…] un importante passo avanti verso una società più adulta, tanto più sicura di sé e della democrazia da potersi permettere di criticare istituti tenuti per sacri […]» (Gian Piero Brunetta, cit.)

Come ricorda lo sceneggiatore Ugo Pirro, all’epoca della sua uscita in Italia nel gennaio 1970 il film provocò uno shock: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha rappresentato un fenomeno incredibile nel nostro paese, qualcosa di difficile da dimenticare. L’affluenza del pubblico nelle sale era enorme e in alcuni casi fu necessario interrompere la circolazione dei veicoli data la lunghezza delle file alle biglietterie. La gente si accalcava perché non credeva ai propri occhi. Credo si debba apprezzare il coraggio civile di un’opera che ha aperto la strada a tutti nel cinema politico. Ci avevano detto che saremmo finiti in carcere: era una tale bomba… Ma il film non fu bloccato dalla censura perché tutti si resero conto che la cosa avrebbe provocato uno scandalo enorme. Il particolare contesto politico del momento ‒ una crisi di governo e la volontà della Democrazia Cristiana di trovare un accordo con i socialisti dopo le bombe di Milano ‒ rese possibile l’uscita del film”. Certo il contenuto di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto non era tenero nei confronti delle autorità, mostrate nella loro arroganza. “La polizia della Repubblica italiana ‒ ricorda Elio Petri ‒ nei venticinque anni successivi alla caduta del fascismo, nonostante l’abolizione della pena capitale, ha perpetrato nelle strade e nelle piazze decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e di contadini colpevoli unicamente di lottare contro la miseria e l’ingiustizia. Nessun poliziotto ha mai pagato per tutti questi morti. Io provavo, e provo tuttora, un odio profondo nei confronti dei mandanti ‒ appartenenti alle classi dominanti ‒ e degli esecutori di questi assassinii. Tuttavia nel film mi interessava soprattutto descrivere il meccanismo che garantisce l’immunità ai servi del potere. Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio” (da Wikipedia).

Il film fornì inoltre a Gian Maria Volonté (che Petri diresse anche in A ciascuno il suo, 1967, La classe operaia va in paradiso, 1971, e Todo modo) l’occasione per dare prova del suo talento multiforme. Oscar come migliore film straniero nel 1970 e Premio speciale della giuria al Festival di Cannes nello stesso anno.

G.O.

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