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Festa dell’Uva, Leśnica

Uva del Don
foto di Gianluca Olcese, ottobre 2017

Uva in Polonia. L’incontro tra le tradizioni e le usanze ha trasmesso la passione per coltivazioni tipiche di fasce climatiche diverse, come quelle del Mediterraneo. La scelta di piantare una vite è senz’altro motivata da quella parallela di mettere radici proprie in un posto nuovo, il contatto con la terra rende più forte questo legame. La varietà scelta si chiama “Agata del Don” un nome evocativo che fa riferimento a una vicenda familiare: uno zio partito giovane per la sciagurata campagna di Russia e mai ritornato. Un nome che porta un riferimento alla propria storia e tiene vicina la propria terra di origine a cui unisce l’esperienza della partenza. Una scelta che simboleggia una possibile riscossa, la vite (le vite?) mette radici e si crea il suo spazio con un ritmo molto forte, ha solo bisogno di qualche ramo robusto per sostenersi e per crescere.

Uva a tavola
foto di Gianluca Olcese, ottobre 2017

Se piove, Bergen

Se piove

Si dice che ‘fa bel tempo’ quando splende il sole, a Bergen, in Norvegia, piove per 250 giorni all’anno. Qui è la settimana di ferragosto, lontano dal caldo e dal traffico delle grandi città, la pioggia rappresentava la nostra idea di ‘bel tempo’, favorita anche dalla simpatia e dall’allegria degli abitanti e degli amici intorno. Se piove fa bel tempo. (foto di Michalina Wojaczek, Bergen, agosto 2017)

Viaggi organizzati

I forzati delle vacanze

Ci sono diversi modi di partire, in ogni caso ci vuole organizzazione, essere in due. Scriveva Pier Vittorio Tondelli: «La solitudine è anche scomodità. Obbliga a rivolgersi agli altri, a fare richieste continue. Sul treno lui non può lasciare i bagagli per recarsi al ristorante. Deve cercare il controllore, o un altro passeggero, e chiedergli di dare cortesemente un’occhiata alla macchina fotografica. Negli aeroporti, con il carrello carico di valigie, non riesce a raggiungere la toilette, o la cabina del telefono soprattutto se si trovano a livelli diversi da quelli in cui è stato sbarcato e allora, scaricare i bagagli, affrontare le scale, deporli, entrare in un bagno diventa un’impresa impossibile, faticosa già mentalmente. Nei ristoranti è pressato dalla gente in coda solo perché gli altri sono in due e lui, solo, sta occupando un piccolo tavolo. Negli alberghi le camere singole sono, in genere, le più strette e le più piccole: i sottotetti o le mansardine della servitù. E per giunta c’è sempre un supplemento da pagare». (P.V. Tondelli, Camere separate, 1989. Foto di Gianluca Olcese, dall’alto: Avignone, estate 2002, rullino; Breslavia, giugno 2017, digitale; Como, estate 2016, rullino).

Sole in attesaIntegrazione

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